via Andrea del Castagno 4A
Teatro Metropopolare


I WAS VERY HAPPY
(il coraggio di essere felici)
appunti per una performance sull’iconografia della felicità femminile
Regia Livia Gionfrida


II progetto che presentiamo a Private Flat è il secondo step di una performance presentata quest’estate al Festival di Santarcangelo 2009 e al Festival di Volterra. Questo lavoro nasce a sua volta da un più ampio progetto di ricerca che il nostro gruppo porta avanti da novembre 2008, attraverso prove e un laboratorio aperto a cui hanno partecipato attori professionisti, danzatori, impiegati, studenti, disoccupati.
Il tema affrontato è assai vasto e per questa ragione irraggiungibile e straordinariamente prolifico di idee: il coraggio di essere felici nella nostra società.
Abbiamo circoscritto all’interno della nostra performance l’oggetto delle nostre domande e dunque del nostro studio ad un campione medio italiano: la “giovane sfiorita” tra i trenta e i quaranta anni, la donna italiana che superati i trent’anni, deve affrontare una vita da “adulta”. Parliamo di un soggetto che vive nella precarietà economica, sentimentale e forse, in conseguenza alle premesse, anche in una precarietà, per così dire, mentale.
L’idea di I was very happy è quella di uno specifico lavoro sull’icona femminile contemporanea della felicità e, specificatamente, sulla caduta della vecchia ormai anacronistica immagine della sposa felice. Certi simboli marciscono, mutano con lo scorrere della storia. Noi vogliamo parlare di oggi, dell’Italia contemporanea, pensando ad oggi come ad un momento di passaggio in cui il vecchio mito del matrimonio come simbolo del raggiungimento femminile della felicità si è crepato indissolubilmente; l’abito bianco strappato per sempre.


I simboli da legare al concetto di felicità vanno reinventati con coraggio, si cercano faticosamente altre forme, altre soluzioni, che in qualche modo possano sostituire le immagini ormai stantie del “giorno più bello della vita” che spesso assume semmai il senso di uno show sempre più svuotato di significati.
La morte dell’icona della sposa felice, l’avvento della pornografia che scalza l’erotismo, il crollo di quello che un tempo erano le sicurezze, forse effimere ma pur sempre presenti nella famiglia come nucleo forte, punto di riferimento, baricentro negativo o positivo di una felicità femminile ormai sorpassata, antiquata, lasciano il posto ad un deserto chirurgico i cui segni sono ancora in via di definizione.


Spose solo come contenitori svuotati dell’antico significato, vuote di felicità.
Nella performance prevista per i festival di Santarcangelo e di Volterra abbiamo lavorato in spazi aperti, “pubblici”, utilizzando le piazze, il bar del paese, il sagrato della chiesa, il corso dove si passeggia guardando le vetrine dei negozi. Ciò che a questo punto ci interessa, questo il motivo della nostra partecipazione a Private Flat, è trasportare il nostro progetto in uno spazio chiuso, familiare, per mettere a confronto il rapporto che può sussistere fra il pubblico e il privato, e fra la ricerca di una felicità archetipica e la realtà vissuta all’interno delle mura del proprio appartamento.

Fotografie di Giovanni Pasi